il-fidanzato-di-saman-abbas:-«ormai-ero-rassegnato,-spero-solo-che-sia-lei-per-poterle-dire-addio»

Il fidanzato di Saman Abbas: «Ormai ero rassegnato, spero solo che sia lei per poterle dire addio»

di Alessandro Fulloni

Saqib Ayub commenta le ultime notizie su Saman Abbas: «Dalle intercettazioni ho capito che l’avevano uccisa. Se l’hanno trovata potrò pregare sulla sua tomba»»

Sabato sono stati trovati resti umani a 300 metri dall’azienda agricola dove viveva la famiglia di Saman Abbas, 18enne pachistana scomparsa da un anno.

«Dentro di me sapevo da tempo che era morta e mi era rimasta una sola speranza, sempre che questa parola ora possa avere un senso: che fossero almeno trovati i suoi resti, questo per poterle dire addio in maniera dignitosa…».

Saqib Ayub, che oggi ha 23 anni e vive in un posto imprecisato nel Nord Italia, ancora sotto la protezione delle forze dell’ordine, era il fidanzato di Saman. Era il giovane di cui la diciottenne pachistana si era innamorata, progettando un futuro diverso che quello che, destinandola come sposa a un cugino più grande di lei di dieci anni, avevano pianificato i genitori incriminati per l’omicidio assieme allo zio e due cugini.

I due giovani si erano conosciuti su TikTok nell’agosto 2020, poi qualche telefonata, i primi incontri «di nascosto» a Bologna, nell’inverno successivo — con la foto di loro mentre si danno un bacio lieve, come in un quadro di Hayez — dove lei era ospite in un centro protetto per aver denunciato i genitori che le avevano pure sequestrato i documenti per evitare che scappasse come già accaduto in passato. Con Saman, ad aprile 2021 Saqib aveva anche trascorso una vacanza a Roma di una settimana durante la quale avevano fatto dei sogni sul loro futuro e lei, «una ragazza semplice che voleva soltanto una vita normale», aveva anche scelto gli abiti da sposa in un negozio vicino alla stazione Termini.

Il giovane, «attonito», parla adesso con il Corriere stando nello studio legale dell’avvocato Claudio Falleti che lo assiste. È di poche parole, e la voce ogni tanto s’interrompe per il pianto. «Sino a due mesi fa andavo avanti come i parenti delle persone scomparse: nella speranza. Speravo che Saman fosse viva, magari in Pakistan, unita ad un altro uomo contro la sua volontà, ma viva…». Saqib — che in passato aveva raccontato anche di «averla sognata tante volte: era in una stanza e mi chiedeva aiuto…» — tira un sospiro e poi prosegue così: «Quando due mesi fa ho letto le parole pronunciate dal padre Shabbar in un’intercettazione, la speranza di poterla trovare ancora in vita è svanita». Il riferimento è a quella frase — «l’ho uccisa io, per la mia dignità e il mio onore» —, una vera e propria ammissione, ascoltata dai carabinieri durante una telefonata fatta dall’uomo con un familiare ancora a Novellara.

Saqib aveva ripetuto agli inquirenti, anche nei giorni successivi alla scomparsa di Saman, che Shabbar era «pericoloso, legato alla mafia pachistana». Un uomo pronto a tutto, pur di ostacolare quella relazione: anche a minacciare i genitori del giovane presentandosi a casa loro, in Pakistan, spalleggiato da diverse persone tutte armate di kalashnikov. «Se vostro figlio continuerà a vedere Saman — fu la minaccia — vi ammazzo tutti». «Aspetteremo gli esami scientifici e poi sarà tutto più chiaro — ragiona ora l’avvocato Falleti —. Il mio pensiero, ma è solo un’ipotesi logica, è che sia stato il padre in Pakistan a indicare il luogo». Saqib ora prova a darsi forza: «Se i resti in quel sacco nero sono quelli di Saman, vuol dire che finalmente ci sarà una tomba sulla quale potrò andare a pregare per lei…»

20 novembre 2022 (modifica il 20 novembre 2022 | 07:42)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Related Posts

Leave a Reply

Your email address will not be published.