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Il deserto di ingegneri che può affossare il Pnrr: mancano 50.000 laureati all’anno

Un granello di sabbia negli ingranaggi del Pnrr. Usa questa immagine Giuseppe Tripoli, segretario generale di Unioncamere, per descrivere i danni che la mancanza di personale potrà provocare all’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Tripoli gode di un osservatorio privilegiato, poiché Unioncamere è promotrice del Sistema informativo Excelsior che da anni fornisce i dati di previsione sull’andamento del mercato del lavoro e sui fabbisogni professionali delle imprese. E dalle sue analisi emerge che oggi il 56 per cento delle aziende fatica a trovare professionalità tecniche, mentre cinque anni fa la percentuale era del 34 per cento.

Secondo Uniocamere da qui al 2026 mancheranno circa 50-60 mila laureati all’anno. Soprattutto quelli provenienti dalle facoltà Stem (acronimo inglese per science, technology, engineering and mathematics), seguite da Medicina ed Economia. «La scarsità di laureati» sottolinea Taverna, «non è provocata solo dal numero insufficiente di giovani che escono dalle università, ma anche dal fatto che in tanti vanno a lavorare all’estero e alcuni non entrano proprio nel mercato del lavoro».

Si crea così un grande buco di risorse nelle aziende che non riescono a dotarsi delle competenze necessarie per affrontare la transizione ecologica, le sfide del Pnrr, la rivoluzione digitale.

Nicola Baggio è co-fondatore della Futura Sun, azienda produttrice di pannelli solari con 80 milioni di fatturato e avrebbe un disperato bisogno di ingegneri per il reparto di ricerca e sviluppo, per realizzare i progetti di nuovi impianti e per seguire le pratiche autorizzative: «Oggi abbiamo aperte varie posizioni e riceviamo pochissime candidature. Non solo.

Su Linkedin ogni dieci candidature che riceviamo, 7-8 arrivano dall’estero, perfino dall’India, da parte di laureati pronti a venire a lavorare in Italia senza conoscere la nostra lingua».

«Il tema della carenza di personale tecnico coinvolge anche le pubbliche amministrazioni il cui personale è stato progressivamente ridotto», aggiunge Tripoli.

«Nel sistema delle Camere di commercio siamo passati dai circa 10 mila dipendenti di 10 anni fa agli attuali seimila». Il risultato è che l’età media si è alzata e in vista dell’attuazione del Pnrr la Pubblica amministrazione ha bisogno di dipendenti più giovani e preparati: la situazione da un anno è cambiata, i vincoli alle assunzioni si sono allentati ma di laureati tecnici sul mercato se ne trovano pochi.

Roma senza il personale per fare gli investimenti

Un problema molto serio che può inceppare la macchina, come ha testimoniato di recente il sindaco di Roma Roberto Gualtieri: «Abbiamo parecchie risorse a disposizione dal Pnrr e prevediamo di presentare progetti coerenti con gli obiettivi del Next Generation. Attualmente però la nostra capacità di attuare investimenti è sub ottimale, perché non abbiamo abbastanza personale al livello di tecnici, di esperti, insomma di chi ha il compito di portare avanti questi investimenti. È davvero una cosa incredibile, non abbiamo sufficiente capacità di spendere questi fondi. Roma può spendere per la crescita economica 100 milioni mentre dovrebbe spendere 300 milioni, ma non basta il personale per gestire praticamente gli investimenti».

Prendiamo il caso degli ingegneri, figura principe tra i laureati tecnici. Francesca Saracino, responsabile del Career service del Politecnico di Milano, ha sotto gli occhi le offerte di lavoro delle aziende e ha notato in questi anni un forte aumento di richieste di ingegneri: «Le nuove offerte riguardano ingegneri informatici, elettronici, dell’automazione che si aggiungono ai sempre gettonati ingegneri gestionali ed elettrici».

Ma con il Pnrr c’è stata un’impennata di richieste di ingegneri per rimpolpare i reparti di ricerca e sviluppo delle imprese mentre la Pubblica amministrazione ha iniziato la caccia non solo di laureati in Ingegneria, ma anche in Architettura.

«Oltre alla richiesta dal settore privato, ora si è aggiunta anche quella del settore pubblico» conferma Saracino «e ci sono molte nuove posizioni di dottorato e ricerca nelle università: il Politecnico ha un bando aperto proprio ora per oltre 200 posizioni, la maggior parte delle quali co-finanziate da imprese per progetti di innovazione».

A creare un’ulteriore tensione sul mercato è stato poi il superbonus per le ristrutturazioni edilizie, che ha fatto impennare le richieste di ingegneri e architetti per il settore delle costruzioni.

Scorrendo il portale del Politecnico di Milano che raccoglie le offerte di lavoro delle aziende, spiccano le 626 offerte di lavoro per altrettanti ingegneri informatici, le 579 offerte per i gestionali, le 497 offerte per i meccanici, le 484 offerte per gli elettronici. Ma anche le oltre 300 richieste di ingegneri civili e le 298 per quelli edili e delle costruzioni.

Saracino stima che le offerte di lavoro siano più o meno il doppio rispetto alla disponibilità di ingegneri appena laureati.

Il Tyrrhenian Lab

Per reagire alla carenza di professionalità tecniche le aziende adottano varie strategie. La più tradizionale è quella di intercettare gli studenti di ingegneria al quarto anno, prima che abbiano in tasca le prime offerte di lavoro, mostrando loro le caratteristiche dell’impresa a tutto tondo, compresa l’attenzione alla qualità della vita.

Ma poi vengono messe in campo operazioni straordinarie come quella avviata da Terna, la società che gestisce la rete elettrica nazionale e che svolge un ruolo da regista della transizione ecologica accompagnando il paese verso l’elettrificazione della sua economia.

Terna assume ogni anno circa 450 persone, per il 74 per cento laureati, soprattutto ingegneri elettrici, informatici, edili, energetici. Con l’obiettivo di attrarre e sviluppare competenze tecnologiche e digitali al Sud, la società ha creato il Tyrrhenian Lab, legato all’opera che collegherà la Sicilia con la Sardegna e la Campania attraverso un doppio cavo sottomarino.

Il progetto Tyrrhenian Lab prevede un investimento complessivo di circa 100 milioni di euro ed è stato sviluppato in collaborazione con le Università di Palermo, Salerno e Cagliari.

Consiste nella realizzazione di un master annuale in “Digitalizzazione del sistema elettrico per la transizione energetica”. Il master verrà offerto per tre anni a tre gruppi di studenti delle rispettive università e coinvolgerà complessivamente 135 laureati che poi verranno assunti da Terna.

«Il Tyrrhenian Lab ci permetterà di perseguire tre obiettivi cruciali per accelerare il processo di transizione energetica che affrontiamo tutti i giorni: investire sui giovani, accrescere le nostre competenze specialistiche e valorizzare i territori» ha commentato Stefano Donnarumma, ad di Terna.

Parallelamente il gruppo ha potenziato la sua Academy interna che offre formazione all’intera platea dei dipendenti (oltre cinquemila) e che ora ha aggiunto competenze manageriali d leadership. Si parla di 145 mila ore di formazione lo scorso anno, 35 pro capite.

Per attirare i giovani ingegneri, fisici, matematici nelle loro file, le imprese hanno scatenato una sorta di competizione in cui un’arma fondamentale è la capacità dell’azienda di offrire un’esperienza di lavoro stimolante, legata magari ai temi green, con opportunità di carriera interessanti e con un ambiente che rispetti la qualità della vita dei dipendenti.

Come sottolinea la responsabile del personale di una grande multinazionale, «la mancanza di competenze è un problema strategico che può mettere un pericolo i nostri piani industriali». Un granello di sabbia che si trasforma in tempesta.

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