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Globalizzazione in frantumi: il nuovo numero di Scenari

Da venerdì 29 luglio in edicola e in digitale un nuovo numero di SCENARI, venti pagine di approfondimenti firmati da Franco Bruni, Fiammetta Borgia, Arlo Poletti, Valentina Rita Scotti e tanti altri ricercatori e analisti, oltre alle mappe a cura di Fase2studio Appears. Per poter leggere in digitale tutti i contenuti è possibile abbonarsi qui

Il nuovo numero di Scenari, la pubblicazione geopolitica di Domani, è questa settimana dedicato al tema della (de)globalizzazione. Guerra e pandemia hanno aperto nuove crisi nei processi dell’integrazione mondiale. In venti pagine, gli approfondimenti inediti firmati da Franco Bruni, Fiammetta Borgia, Arlo Poletti, Valentina Rita Scotti e tanti altri – e le mappe a cura di Luca Mazzali, Daniele Dapiaggi e Bernardo Mannucci (faseduestudio/Appears) – analizzano le contraddizioni, le reazioni e le contorsioni di un modello che sembrava inevitabile. Da venerdì 29 luglio in edicola e in digitale.

Cosa c’è nel nuovo numero

L’economista Franco Bruni riflette sul sistema monetario internazionale, spiegando come le conseguenze del conflitto ucraino e delle sanzioni occidentali contro la Russia abbiano messo in discussione la supremazia del dollaro come valuta di riserva globale. La probabilità che la Cina riesca a imporre la sua valuta è bassa, ma dal caos potrebbe nascere un nuovo equilibrio su base regionale, grazie anche alle valute digitali.

La giurista Fiammetta Borgia si sofferma sul ruolo delle Nazioni unite all’interno del mercato globale: se fino a oggi l’Onu non ha saputo rivestire il ruolo che le spettava – rendendo concreta la prospettiva di una planetarizzazione squilibrata e senza una parallela tutela dei diritti umani e della democrazia –, in questa nuova fase potrebbe farsi sostenitrice di nuove regole globali, sulla base della mutata e più evoluta sensibilità degli stati su questioni ambientali, di salute pubblica e di protezione di alcuni diritti fondamentali.

Luca Sebastiani ha poi intervistato Martin Sandbu, commentatore ed editorialista economico del Financial Times. Secondo Sandbu, dopo guerra e pandemia il mondo si dividerà in blocchi politici ed economici, ma la globalizzazione non morirà: assisteremo piuttosto a una sua metamorfosi.

Il giurista Gianpaolo Maria Ruotolo si chiede cosa rimane oggi del Wto, l’Organizzazione mondiale del commercio fondata nel 1995, partendo da un dato molto attuale: la difficoltà di reperimento dell’anidride carbonica, causata dall’enorme aumento dei costi dell’energia, è in grado di mettere in crisi non solo la produzione di acqua gassata ma anche i prodotti di un colosso come Coca-Cola, e diventa la sintesi di un meccanismo globale che si è inceppato, come ha dimostrato l’ultima Conferenza ministeriale tenutasi a giugno a Ginevra. 

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A seguire, il politologo Arlo Poletti condensa i testi e le analisi contenute nel suo nuovo libro “Antiglobalismo. Le radici politiche ed economiche”, appena pubblicato per il Mulino. Secondo Poletti, le democrazie occidentali che hanno creato e sostenuto la globalizzazione fin dal secolo scorso sono attraversate da un’ondata antiglobalista senza precedenti che è diventata uno degli elementi più importanti della politica contemporanea. La spinta arriva dalla fine dell’egemonia americana e dalle crescenti vulnerabilità dei più fragili.

Il ricercatore Alessandro Vesprini esamina poi i rapporti commerciali tra Cina e Stati Uniti, evidenziando come, sebbene le prime due economie del mondo siano entrate ormai da decenni in una fase di competizione serrata, e Washington abbia rafforzato negli ultimi anni gli strumenti di contenimento del gigante asiatico, il commercio tra i due paesi non si è in realtà mai fermato: il loro grado di integrazione economica non permette alternative.

Gli analisti Chiara Minora e Lorenzo Riggi fanno in seguito luce sul dilemma del Cremlino: integrazione o autosufficienza economica? Di fronte al tentativo occidentale di contenere piuttosto che incoraggiare l’integrazione della Russia nell’economia globale e alla risposta russa di sottrarsi ad essa, Mosca ha infatti adesso davanti a sé due strade percorribili: fare da sola, o rafforzare i rapporti con i non-occidentali.

La giurista Valentina Rita Scotti ci conduce poi in Turchia, dove le elezioni previste per il 2023 potranno sancire la definitiva consacrazione del progetto autoritario dell’Akp di Erdogan oppure segnarne la fine. Il partito del presidente prometteva trasparenza e lotta alla corruzione ma poi ha preso un’altra deriva: lo spartiacque è stato il fallito “golpe” del 2016 che ha scatenato l’epurazione dei nemici. In questa scelta, un ruolo di primo piano spetterà alle giovani generazioni che si recheranno alle urne per la prima volta.

Infine, lo storico Lorenzo Castellani si concentra su come gli effetti di pandemia e crisi Ucraina stanno cambiando le priorità su cui si scontrano le forze politiche. Se è difficile ipotizzare che tipo di raggruppamenti e ideologie ci aspetteranno, le nuove linee di frattura già si scorgono: ruolo dello stato nell’economia e nella difesa, estensione dei confini dell’Unione europea, politiche ambientali, gestione delle disuguaglianze economiche e sociali, posizione geopolitica e immigrazione. È su questi nuovi binari che si intrecceranno i conflitti del futuro, troppo diversi dal recente passato per insistere con categorie oramai esauste.

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