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Giornata mondiale della Biodiversità. Ecco perché la diminuzione delle specie minaccia il funzionamento di atmosfera, oceani e foreste

La Terra è sempre più piatta. E non ci riferiamo a teorie farlocche che negano la forma sferica del Pianeta, ma a un fenomeno serio e cruciale per il nostro futuro. La Terra sta perdendo migliaia di varietà e ricchezze di specie viventi, più precisamente, la biodiversità è ridotta a sempre più poche varietà di animali e piante. Una tendenza che negli ultimi anni è diventata drammatica. Ecco perché fin dal 2000, l’Assemblea delle Nazioni Unite ha proclamato il 22 maggio “Giornata mondiale della Biodiversità” per celebrare l’adozione della Convenzione sulla diversità biologica firmata a Nairobi, in Kenya, nel 1992, con l’obiettivo di tutelare la diversità biologica del Pianeta.

Il tema di quest’anno è dedicato allo sviluppo sostenibile, sintetizzato nello slogan “Siamo parte della soluzione” (We’re part of the solution). In pratica, la soluzione per i problemi climatici, di salute, alimentari e approvvigionamento idrico sta nella tutela della biodiversità. E bisogna fare presto. Secondo il Living Planet Report 2020 del Wwf, “Stiamo assistendo a un trend globale di perdita di biodiversità. Se non modifichiamo urgentemente i nostri modelli, il declino continuerà inesorabilmente. E la conseguenza sarà un severo tracollo dei sistemi naturali del Pianeta”.

Ma che cos’è esattamente la biodiversità? È l’infrastruttura che sostiene tutta la vita sulla Terra. I sistemi naturali e i cicli biogeochimici generati dalla diversità biologica permettono infatti un funzionamento stabile dell’atmosfera, degli oceani, delle foreste, dei vari territori e dei bacini idrici. I numeri del Living Planet Report parlano chiaro: negli ultimi cinquant’anni abbiamo assistito in media al 68% di riduzione delle popolazioni di vertebrati. Non solo, il 25% delle 93.579 specie più vulnerabili rischia l’estinzione; mentre se analizziamo l’insieme totale delle specie viventi, rischiano l’estinzione il 41% delle specie di anfibi, il 13% delle specie di uccelli, il 7% delle specie di pesci ossei, il 25% delle specie di mammiferi e il 19% delle specie di rettili. La situazione è tutt’altro che rosea per le piante. Per esempio, il Rapporto Ipbes (2019) rivela che sono a rischio il 36% delle dicotiledoni, il 17% delle monocotiledoni, il 40% delle gimnosperme e il 16% delle pteridofite.

In tutto questo, merita una particolare attenzione il mondo degli insetti impollinatori, come l’ape, una delle fondamenta per il mantenimento della biodiversità globale: in Europa il 9,2% delle specie di api – ma anche l’8,6% delle farfalle e il 17,9% di coleotteri saproxilici – è minacciato di estinzione regionale. “Il volo delle api sui fiori e sulle piante assicura la sopravvivenza del 75% dell’agricoltura italiana”, ci racconta Massimo Ilari, Direttore Editoriale Apinsieme, Rivista Nazionale di Apicoltura. “Il lavoro di ogni singola ape ha dell’incredibile: visita circa 7.000 fiori al giorno e per produrre un chilogrammo di miele ha bisogno di quattro milioni di esplorazioni floreali quotidiane. Un’attività che assicura il mantenimento della biodiversità e determina anche un considerevole valore economico che si aggira intorno ai 3 miliardi l’anno su scala nazionale – sui 22 miliardi a livello europeo – per arrivare ai 153 miliardi di euro l’anno su scala mondiale (stime della Coldiretti).

L’articolo Giornata mondiale della Biodiversità. Ecco perché la diminuzione delle specie minaccia il funzionamento di atmosfera, oceani e foreste proviene da Il Fatto Quotidiano.

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