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Emergenza casa nell’Alto Garda, si rischia il “collasso”

Dopo il preallarme lanciato dal sindaco di Arco Alessandro Betta solamente una settimana fa sull’emergenza abitativa, ora tocca ribadirlo all’assessore Tiziana Betta, referente per le politiche sociali della Comunità di Valle: “stiamo rischiando il collasso.” Questo, in estrema sintesi, è quanto ha dichiarato alla stampa nei giorni scorsi da chi, sul territorio, si occupa anche di politiche culturali e abitative. Quanto scaturito dalla riunione con i sette assessori competenti, i referenti della Caritas di zona e la dirigente dei Servizi sociali Costanza Fedrigotti è la “fotografia” di una situazione difficile. E “lungimiranza” è stata la parola più usata dalla Betta la quale, senza mezzi termini, ha detto che ne serviva molta di più di quella usata nel recente passato che, di fatto, ha portato alla situazione attuale, ossia non ci sono appartamenti disponibili per abitarci. E l’Istituto Trentino Edilizia Abitativa, in acronimo l’ITEA che fa? La presidente Francesca Gerosa ha detto recentemente che si sta affrontando l’emergenza casa rapidamente, cercando di arrivare ad avere almeno 550 appartamenti all’anno valorizzando il patrimonio esistente. Almeno per il biennio 2023/2024. Efficientamento energetico, ammodernamento delle abitazioni esistenti, rendere gli alloggi di risulta subito disponibili o, almeno, nel più breve tempo possibile. Se nel 2021 erano 227, nel 2022 saranno di più ma occorre fare presto. E poi ci sono situazioni “delicate” da affrontare cui dare risposte. Un censimento va fatto, e subito, per capire quanti e quali appartamenti possono essere messi a disposizione da subito. Basta una mano di bianco agli intonaci o serve altro? Con 500 domande di case Itea la risposta deve essere immediata, tergiversare ancora non porterà a nulla. Gli affitti alti di mercato (in zona Alto Garda per un monolocale si arriva anche a pagare 800 euro/mese (spese condominiali escluse) e ci sono nuclei familiari che ocn un solo reddito non se lo possono permettere. Insomma, il “sistema” è quasi al collasso ed è necessario fare presto, molto presto. Con gli alloggi turistici che ormai hanno preso piede per facilità e convenienza da parte dei proprietari, le fasce più deboli della popolazione rischiano di dover andare a dormire sotto ai ponti. E non è un eufemismo, ma la realtà prossima se le istituzioni non ci mettono una “pezza”.

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