elezioni,-davvero-il-m5s-puo-rovinare-la-festa-alla-destra?

Elezioni, davvero il M5s può rovinare la festa alla destra?

Ci siamo. Domenica si vota e i partiti concentrano la loro campagna elettorale dove pensano di poter ottenere più voti e seggi, tanto nei collegi uninominali quanto in quelli plurinominali. La vera sorpresa di questa campagna elettorale è il nuovo partito di Conte, che si presenta col vecchio simbolo del M5s, dato per spacciato a fine luglio è ora in grande ripresa, grazie anche – occorre pur dirlo – all’efficace comunicazione di Giuseppe Conte che di fatto, dopo la scissione di Di Maio, si sta costruendo un partito a propria immagine e somiglianza.

Come funziona la legge elettorale, il Rosatellum, lo abbiamo spiegato già tante volte. Qui basterà ricordare che tanto più ampio è il distacco tra chi arriva primo e chi arriva secondo e tanto più saranno ampi gli effetti maggioritari della legge. Come nelle elezioni politiche del 2018, anche in queste sarà probabilmente decisiva la distribuzione dei voti nelle diverse zone del Paese, soprattutto al Sud. Il recupero nei sondaggi da parte de nuovo M5s è stato registrato negli ultimi quindici giorni di campagna elettorale nelle Regioni meridionali, dove è concentrata la fetta più ampia di erogazione del reddito di cittadinanza. Cosa può succedere? Avanziamo qualche ipotesi.

La partita al Sud

È certo che il Movimento non riuscirà ad ottenere al Meridione le stesse percentuali che ottenne nel 2018 (forbice 44-49%), ma non è affatto escluso che riesca invece a portare a casa circa il 30% dei voti in diversi collegi plurinominali delle sei Regioni meridionali (Campania, Puglia, Molise, Calabria, Basilicata e Sicilia). Ciò comporterebbe la riduzione della forbice di consensi per le due coalizioni più grandi, centrosinistra e centrodestra. Tuttavia, anche con circa il 30% dei voti di lista ottenuti al Sud (alias il 15-16% a livello nazionale), Giuseppe Conte non riuscirebbe a mettere in discussione la vittoria del centrodestra, che trainato da Giorgia Meloni sarà sempre qualche punto percentuale al di sopra del M5S e della coalizione di centrosinistra. La somma dei voti di Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati sarà pur sempre superiore al presunto 30% del Movimento al Sud (che peraltro è una ipotesi che sarà forse raggiunta solo in alcune Regioni e non in tutte).

Questo vuol dire che il centrodestra vincerà comunque nei collegi uninominali cosiddetti sicuri alla vigilia, mentre il M5s porterebbe via al centrosinistra quelli che Letta e alleati fino a ieri davano già per presi. Tali collegi uninominali al Sud che fino ad un mese fa erano alla portata del centrosinistra non andranno comunque al M5s, bensì al centrodestra, che nella stragrande maggioranza dei collegi uninominali del Meridione avrà sempre almeno un voto in più degli altri (negli uninominali si vince per un solo voto in più). Pertanto, i seggi che il centrodestra perderà nella quota proporzionale per effetto della crescita del M5s, li recupererà (almeno in parte) nei collegi uninominali. Il tutto a scapito del centrosinistra, che potrebbe vedersi ridurre – di parecchio – i collegi uninominali che fino a poche settimane fa erano certi.

Il fattore GG

Questa volta, più che l’onda gialla del M5s al Sud e l’onda verde della Lega al Nord come accaduto nel 2018, potrebbe invece essere decisivo il fattore GG: Giuseppe Conte-Giorgia Meloni. Da un lato il recupero al Sud del M5s a guida Giuseppe, con percentuali comunque inferiori di oltre dieci punti rispetto al 2018, dall’altro l’exploit in tutto il Paese di Fratelli d’Italia. Il Movimento al Sud non riuscirà a fregare il centrodestra negli uninominali, ma toglierà collegi al centrosinistra per consegnarli involontariamente a Meloni e alleati. Nei collegi plurinominali, invece, centrodestra e centrosinistra perderanno al Sud non pochi seggi a vantaggio del M5S, che da lunedì mattina potrebbe – ecco la vera sorpresa – non essere più una costola del Pd, ma viceversa…

Il vero sconfitto

La partita si giocherà dunque ancora una volta al Sud. In conclusione, possiamo dire che se il M5s sfiorasse nelle sei Regioni meridionali il 30% dei voti, i collegi uninominali sicuri alla vigilia per il centrodestra resteranno tali, mentre quelli sicuri per il centrosinistra – per effetto dei meccanismi del Rosatellum – potrebbero andare in gran parte al centrodestra, infatti negli uninominali si vince ottenendo anche un solo voto in più degli altri (chi corre unito vince su chi va diviso). Il Movimento potrebbe però essere competitivo negli uninominali soprattutto in Sicilia e in Campania, dove ad esempio Costa potrebbe soffiare al fotofinish il seggio “sicuro” a Di Maio. Nella quota proporzionale, invece, il M5s sottrarrà seggi sia al centrosinistra che al centrodestra. Ma se il centrodestra, come si è visto, dovesse sottrarli al centrosinistra negli uninominali per effetto della crescita del partito di Conte, Letta lunedì mattina sarà il vero sconfitto di queste elezioni. Anche perché il distacco tra le due coalizioni dovrebbe attestarsi nella forbice tra i 15 e i 18 punti, e dunque il centro-destra avrebbe un’ampia maggioranza per governare.

Paolo Becchi e Giuseppe Palma, 23 settembre 2022

Related Posts

Leave a Reply

Your email address will not be published.