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Donne che sono un’impresa, Simona Izzo racconta i suoi uomini e confessa: sarei potuta essere medico

Donne d’Impresa: Simona Izzo. La incontriamo nelle acque vulcaniche di Saturnia. Nonostante gli occhialoni neri e il cappellone a larghe tese: è proprio lei, Simona Izzo. 

Commentiamo insieme la morte di Catherine Spaak, che lei definisce una signora  “felicemente depressa”. Si parla di Ugo Tognazzi, che lei ricorda con un sorriso contagioso. “Mai averlo come marito – dice –  ma che fantastico uomo!” Poi cominciamo a parlare di esoterismo. L’argomento la intriga e non a caso, perché mi parla della sorella “sensitiva”, che proprio tre giorni prima della morte di Ugo le aveva detto: “Ci sarà un lutto in famiglia, a breve”.

Tre giorni dopo, infatti, moriva il grande attore. “Mia sorella sente gli accadimenti in maniera davvero incredibile. Ho vissuto con lei straordinari pronostici che si sono avverati. La nascita di un bambino, il terremoto …“.

Sono facoltà straordinarie che pochi hanno, quando in effetti escono dal tempo reale e vivono l’eterno presente presagendo accadimenti non ancora avverati, ma in essere. Nata sotto il segno del toro, le piace molto Travaglio e legge Il Foglio. La sua  grande “impresa” fin da bambina è la creatività.

Degna figlia di Renato Izzo è una squadra vincente con le sorelle nel mondo dello spettacolo, di cui però fa parte anche il resto della famiglia. Lavora come attrice, doppiatrice, sceneggiatrice, scrittrice e regista. Tale padre e tale figlia. Una vera impresa la sua, da pura “battitrice libera”, quale si manifesta in tutte le sue espressioni.

Non a caso ha prestato la sua calda voce, così sensuale, alle attrici più famose per arrivare a Jacqueline Bisset, che in “Scene di lotta di classe a Beverly Hills” le farà ottenere il Nastro d’Argento per il migliore doppiaggio. Brava come sceneggiatrice, ha diretto insieme alla gemella Rossella il film “Parole e baci”.

Famose anche le sue sceneggiature televisive, ed è autrice di libri. Con il marito Ricky Tognazzi è raro esempio di coppia che funziona nel difficilissimo campo minato dello spettacolo. Nel 1994 riceve il Premio per la Miglior Regista Esordiente con “Maniaci sentimentali” e da allora non si è più fermata, innamorata com’è della vita. Già sposata – si sa – con Antonello Venditti, Simona dice di non amare gli uomini, ma il loro talento. Iniziamo l’intervista con una delle sue frasi famose:

“Gli uomini di cui ci innamoriamo sono figli partoriti in un’altra vita”. Una frase che ci fa riflettere molto sull’eterno divenire  delle nostre esistenze e quindi le chiediamo: è per caso buddista?

Come diceva Voltaire, “Sono atea, grazie a Dio!” E non sono neanche buddhista anche se è una filosofia che mi affascina molto. Sono battezzata, ho fatto tutto il percorso da “cattolica”, ma non sono osservante.

Dicevo che ci innamoriamo di figli partoriti in un’altra vita perché noi donne, di fatto, siamo e diventiamo anche in amore  molto materne e “protettive”. Lo siamo con i figli, così come con i mariti. Li vogliamo accudire, curare. Siamo provvide, avvolgenti. Secondo me non c’è differenza fra amore materno e muliebre. L’amore è uno: è Amore –  dice -. E per le donne in linea di massima la più profonda espressione di  amore è proprio quello di una madre.

Tempi di guerra.  Se al governo ci fosse stata una donna, forse, non sarebbe mai accaduto?

Non credevo di vedere una guerra. Nata nel ’53 ho vissuto solo una vera rinascita, quella del boom economico in Italia, negli anni ’60. Non avrei mai immaginato di dover assistere impotente a quella che tutti già chiamano una III guerra mondiale. In effetti è così, perché tutti siamo coinvolti.

Chi invia armi, in ogni caso, partecipa al conflitto anche se solo economicamente. E rispetto a questo conflitto nessuno saprà mai dove sia la “verità”. Come diceva un drammaturgo greco: “La prima vittima della guerra è la verità”.

Qualcuno dice che l’Ucraina si è messa in una posizione tale da indurre Putin ad attaccarla.  

Ma questa  è una cosa terribile. È come dire che uno stupratore non sia colpevole rispetto alla donna che ha violentato, perché indotto  dalla stessa vittima ad agire così per chissà quale assurda provocazione. La mia vera preoccupazione è per i nipoti. Ne ho due piccoli e due grandi. “Cosa succederà, nonna, se nascerà una guerra”? mi ha chiesto  in questi giorni il più piccolo. 

Il verbo “nascere” che ha usato nella sua domanda mi ha colpito profondamente. In effetti una guerra “nasce” perché c’è qualcuno che la genera. Un processo che non è mai immediato. Il bambino lo sente come qualcosa che prima non c’era ed ora c’è.

Gli ho risposto che tutti abbiamo sperato di vedere finire questo conflitto in fretta. I bambini sono attoniti, choccati. Perché la guerra non è come quella dei videogiochi o delle pistole giocattolo e fino ad ora loro non si erano mai resi conto di cosa fosse veramente.  Se ci fosse stata una donna al posto di Putin?  – continua -. Se penso a Marie Le Pen, temo sarebbe stato lo stesso. Mi sembra piuttosto guerrafondaia pure lei! È questione di valori e di cultura, non di genere.

Lei ha avuto importanti relazioni con uomini di straordinario talento. Tutti molto famosi. Ma l’amore è anche competizione, per lei?

Sono stata innamorata del talento di mio padre, grande regista, sceneggiatore, attore e doppiatore che ci ha insegnato un mestiere e anche a scrivere.

Antonello Venditti – o meglio Antonio – come l’ho sempre chiamato io – era uno studente che strimpellava  pezzi al Folk studio, un locale per giovani cantautori. C’era del talento in lui e infatti  ha saputo realizzarsi.

Ricky faceva l’aiuto regista, non aveva ancora debuttato come regista quando l’ho incontrato …

Maurizio Costanzo, invece, l’ho conosciuto in un momento così difficile della sua vita. Era particolarmente in ombra e non viveva le luci della ribalta.

Devo dire che mi piacciono gli uomini di talento e che amo il loro talento, anche quando e se non riescono a realizzarlo in un vero successo. Mi affascina la loro capacità di autori e cantautori. Io sono sempre stata “famosa” fin da piccola. Non so nemmeno cosa vuol dire non essere conosciuta. Sono sempre stata riconosciuta come figlia del mondo dello spettacolo. Ma non è la popolarità che mi attira in un uomo, solo il suo vero talento.

Cosa pensa della campagna per avere una donna Presidente della Repubblica italiana.

Credo che solo forse i nostri pronipoti potranno assistere a questo evento. Dobbiamo continuare comunque a sperare che questo avvenga. Dovrà essere una donna con un potenziale molto importante e reali competenze per poter svolgere un ruolo così impegnativo.

Dovrebbe esserci però un voto popolare e non la solita “casta” che vota, (in prevalenza di solito sono uomini). Da parte mia avrei proposto Bonino, o Dacia Maraini, o Laura Boldrini o una scrittrice. Il mio carnet di  proposte lo avevo anch’io. Ma è importante che sia scelta persona con reali e comprovate potenzialità, competenze, esperienza e capacità di saper gestire certi equilibri di potere. Non è questione di genere, ma di capacità. Personalmente, io stimo moltissimo Mattarella.

Nonostante il suo entusiasmo da ragazzina, lei è anche nonna. Cosa c’è nel suo futuro e nei suoi programmi  di vita?

Nel mio futuro ci sono i giovani. Mi vedo piena di ragazzi. Ed è già così nel mio presente. Sono circondata da giovani, a cominciare dai miei 4 nipoti. Sono maestra di regia  e sceneggiatura; mi piace insegnare ai ragazzi e raccontare il mio lavoro, con la tenacia di essere un autore.

Fare l’autore vuol dire essere te stesso, esprimere la gioia, o il delirio o il dolore di vivere. Non credo nel cinema di genere. Infatti ho sempre scritto storie personali, commedie e drammi che mi appartenevano. Il mio futuro  è con i ragazzi – i giovani – e se divento pure bisnonna, ho fatto goal, (cosa possibilissima, aggiunge).  

Simona Izzo. Basta il nome  per identificare un vulcano di donna. Ma se non avesse vissuto in famiglia il mondo dello spettacolo, cosa le sarebbe piaciuto diventare o essere?

La mia esistenza è stata davvero un’accademia di vita che mi piacerebbe tramandare. Ho imparato tutto da mio padre: scrivere, doppiaggio, cinema, regia. Però, ho anche un occhio clinico e sono molto attenta alla salute. Ho sofferto di “patofobia”, la paura di ammalarmi.

Faccio spesso check-up e adoro medici e specialisti. Vivrei volentieri con un dottore e invece vivo con un regista. Ho avuto molti parenti medici, tra cui il mio ancora attuale dentista, che non è più il marito di mia cugina. Anche il ginecologo di mia fiducia, è sempre quello, anche se non è più marito di mia sorella. E a proposito dello psicanalista – continua – anche lui è sempre lo stesso, pur non essendo più sposato con Fiamma, altra mia sorella.

Se non fosse nata nel mondo dello spettacolo, Simona Izzo sarebbe diventata un medico

“Ho curato mio padre per 4 anni quand’era malato e ho una certa predisposizione alla “cura” e a cercare di far rinascere le persone.

Quando i miei cari stanno male sono io la “primaria” – come mi chiamano loro -. Anche se mi ritengo invece una caposala: comunque un’ottima infermiera. Sì, mi piace moltissimo curare e anche fare la anamnesi di una persona. Di solito la fanno i medici durante la loro prima visita.

Io invece la faccio sempre nella scheda di presentazione del personaggio di ogni mio lavoro, dove racconto la sua personalità in tutte le sue 1000 sfaccettature. Sì. La dottoressa Simona Izzo potrebbe essere stata l’altra mia vera attitudine e opportunità di vita se non avessi amato, profondamente riamata, il mondo dello spettacolo. 

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