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Covid, ora lo ammettono: “Il vaccino non impedisce l'infezione” – Claudio Romiti

Sebbene l’esperienza di millenni ci indichi che l’uomo è sempre riuscito a convivere con i virus respiratori attraverso il meccanismo del co-adattamento (mentre il nostro sistema immunitario si specializza nel contrastare il virus di turno, quest’ultimo per sopravvivere muta in forme che non uccidano l’ospite), i nostri principali organi di stampa continuano ad esaltare le sorti certe e progressive dei controversi vaccini a mRNA, che per alcuni studiosi, come il professor Mariano Bizzarri, rappresentano pure e semplici terapie geniche sperimentali. Tant’è che la Repubblica ha dedicato all’argomento un lungo approfondimento firmato da Antonio Cassone. Approfondimento il quale, pur esaltando oltre misura l’efficacia degli stessi vaccini nella lotta ad un coronavirus a bassa letalità, contiene alcuni elementi da sottolineare.

I vaccini e la malattia grave

Ma procediamo con ordine. Alla domanda indiretta “se e in quale misura i vaccini che abbiamo e stiamo usando siano stati in grado di controllare la pandemia”, buona parte dell’articolo non sembra mostrare alcun dubbio. Non solo, si dice con totale assertività, che “la loro efficacia rimane, nonostante le varianti”, ma addirittura, proprio in contrasto con quanto sempre accaduto nel rapporto tra specie umana e virus, si sostiene che solo tali vaccini a mRNA – Pfizer e Moderna per intenderci – sono in grado di garantire una duratura immunità. Invece, sempre secondo l’autore, le stesse mutazioni del virus avrebbero “pressoché annichilito l’efficacia della risposta anticorpale contro le varianti Omicron e messo fuori gioco l’uso terapeutico o preventivo dei tanti e costosi anticorpi monoclonali.” In soldoni ciò significa che l’immunità naturale, che si ottiene attraverso il contatto diretto con il Sars-Cov-2, non servirebbe quasi a nulla.

Inoltre, allo scopo di beatificare ulteriormente gli innovativi vaccini, si sostiene apoditticamente che “il confronto con gli altri tipi di vaccini, in particolare quelli con virus inattivato adoperati in vari Paesi, soprattutto in Cina, parla chiaramente a favore di quelli genici, come dimostrato da numerose ricerche cliniche e, indirettamente, da quanto accaduto o sta ancora accadendo, giusto in Cina, in termini di ospedalizzazioni e decessi, dopo la recente fuoriuscita dalla politica Zero Covid.”

I vaccini e il contagio

C’è poi un altro passaggio dell’articolo che però vale la pena considerare. Perché se da un lato Antonio Cassone dà “a Cesare quel che è di Cesare”, assicurando che i vaccini sono risultati “assai efficaci nel prevenire la malattia“, dall’altro lato ammette candidamente che il vaccino a mRna non ci ha portato alla tanto sbandierata “immunità di gregge”. Né ha conferito ai vaccinati una protezione maggiore dal contagio, checché ne dica Mario Draghi e il suo green pass che “ci dà la sicurezza di stare tra persone non contagiose”. “Da quando, a fine 2021, è arrivata la variante Omicron, la differenza di rischio di infettarsi di un non vaccinato rispetto a un vaccinato è stata progressivamente minore, e oggi con le ultime sottovarianti di Omicron, un vaccinato ha praticamente lo stesso rischio di infettarsi del non vaccinato – si legge – In conclusione, Sars-CoV-2, dopo tre anni dal suo brutale apparire, rimane ottimamente qui con noi, con varianti altamente diffusive e resistenti alla neutralizzazione da parte degli anticorpi”.

Questo cosa significa? Primo, che “non è raggiungibile una vera immunità di gregge, anche con un tasso vaccinale superiore al 90%”. Il che significa l’obbligo vaccinale, o quello surrettizio cool green pass, era ed è inutile, visto che chi non si immunizza non è “più pericoloso” dei vaccinati per la collettività, ma solo sceglie – liberamente – di correre un eventuale rischio. “Le conseguenze del non raggiungimento dell’immunità di gregge sono serie e rilevanti anche per i vaccinati – spiega Cassone – perché fra loro c’è sempre una quota, i cosiddetti non-rispondenti, che per problemi di bassa risposta immunitaria intrinseca o indotta da malattie e trattamenti farmacologici, non riesce ad  immunizzarsi correttamente. Se si infettano, si ammalano e possono morire come i non vaccinati”.  Secondo, la vaccinazione di massa ha portato ad una “inarrestabile progressione” delle varianti e sottovarianti, che “di fatto è iniziata con l’estensione della campagna vaccinale.

Quale futuro?

Dopodiché, in fondo alla lunga elencazione, leggiamo un breve resoconto, che val la pena riportare integralmente, relativo ad una chiara presa di posizione di un autorevole studioso statunitense che smentisce in radice quanto esposto in precedenza. “In un breve ed elegante commento intitolato “A cautionary tale”, pubblicato sul New England Journal of Medicine, Paul Offit, un ricercatore che i vaccini li ha fatti, non solamente ne parla, commenta gli ultimi sconfortanti dati immunologici sui vaccini bivalenti fatti aggiungendo all’RNA della vecchia proteina Spike di Wuhan quello di Omicron B.A,4/5: nessun vantaggio rispetto al vecchio vaccino, bassa immunogenicità anticorpale, preservate ma non aumentate quelle risposte cellulari che ci proteggono dalla malattia grave. E finisce dicendo che è inutile oggi offrire quarte e quinte dosi vaccinali ai soggetti non anziani o malandati usando vaccini basati sulla proteina spike di varianti che, per l’appunto, sono sostituite da altre varianti dopo pochi mesi.”

Parole che sembrano concordare, per l’appunto, con la citata esperienza umana la quale, piccolo dettaglio, ha permesso alla specie di sopravvivere anche prima dell’invenzione dei vaccini tradizionali, ma che ora, dopo la nascita di quelli sperimentali, che per la cronaca ha determinato un business di proporzioni colossali, sarebbe stata demolita da un virus che attualmente presenta un tasso di letalità 4/5 volte più basso rispetto all’influenza stagionale. Ovviamente ogni riferimento al colossale business economico è puramente casuale.

Claudio Romiti, 24 gennaio 2023

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