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Claudio Cecchetto e Mapi Danna: «A 12 anni dissi a mamma: io sposerò lui». «Oggi viviamo come divorziati»

di Candida Morvillo

Il produttore discografico e fondatore di Radio Deejay e la scrittrice e conduttrice tv, sposati da 30 anni: «Non viaggiamo mai sulla stessa auto e dormiamo in camere diverse»

Nella foto iconica del matrimonio, Claudio Cecchetto ha i capelli più lunghi della sposa e lui, Jovanotti e Fiorello tengono in braccio Mapi in un abito che è una nuvola bianca. Trent’anni dopo, lui e Mapi Danna sono davanti a me, vicini vicini, e si sono «risposati» da poco: «Per l’anniversario, abbiamo rinnovato i voti, stessa chiesa, stesso orario, stessi fiori», spiega lui, «diversi solo i miei capelli, più corti: con l’età, devo stare attento, per farli rimanere attaccati». In quel 23 maggio 1992, lui era già l’uomo che aveva fatto ballare l’Italia con Gioca Jouer, aveva condotto due Festival di Sanremo, fondato Radio Deejay e, da talent scout, aveva già scoperto Sabrina Salerno, Gerry Scotti, Sandy Marton, Amadeus e appunto Fiorello e Jovanotti. «Gli ultimi tre erano in chiesa per le letture», ricorda Mapi, «Red Ronnie riprendeva tutto. A un certo punto, si vede Jovanotti dire: certo è una responsabilità parlare per bocca del signore». Mapi, invece, aveva solo 19 anni, 16 meno di lui, non era ancora la scrittrice di libri d’amore che è oggi, conduttrice di due programmi per Real Time, Love Books e Scatenate, e di uno su Discovery, Antifragili.

Come vi siete conosciuti voi due?

Mapi: «Dal vivo intende? Perché io seguivo Claudio da quando avevo dodici anni. Lo vidi in tv e dissi a mia madre: lo sposerò. Lei allibita. Col tempo, dicevo: sposerò lui o uno che gli assomigli. Poi, a 19 anni, lavoravo in una produzione di Canale 5 con Raffaella Carrà. Quando seppi che sarebbe venuto ad accompagnare Sabrina Salerno, mi dissi: questo è il mio momento. E mi sono fatta notare».

Notare come?

Claudio: «Con una minigonna. Molto mini».

Mapi: «Gli sono passata davanti una volta, due. Alla quinta, mi ha fermato. Gli faccio: era ora. Ci ho messo quattro anni a convincerlo a sposarmi».

Claudio: «Avevo fatto un primo matrimonio in Municipio a 26 anni, mi ero separato a 30, convinto che non fossi fatto per il matrimonio né per essere padre».

Mapi: «Aveva in mente il marito richiesto a casa per cena, ma se possiamo fare un torto all’amore è ingabbiarlo in un modello. Ho cercato di fargli capire che non avrei cercato di cambiarlo, che sposarsi non significa rinunciare a essere sé stessi, ma stare con qualcuno che ti aiuta a essere te stesso sempre di più. L’ho convinto che non l’avrei allontanato dai suoi progetti. Lui ha sempre una missione da compiere».

Claudio: «Ora, sto lavorando perché Riccione torni quella degli anni ’90: il format italiano delle vacanze. Lo faccio da consigliere comunale, mi ero candidato a sindaco. Pensavo di incunearmi fra destra e sinistra e prendere un sacco di botte, invece ho preso 1.500 voti. E sto lavorando a una specie di Festivalbar itinerante, in barca, nei porti italiani. Un happening di musica, cibo, eventi».

Il momento in cui Claudio ha capitolato?

Claudio: «Ho capito che stavo bene con lei ed è arrivato il momento in cui mi sono detto: vorrei sposarla prima di morire».

Mapi: «Avevi solo 40 anni».

Claudio: «Volevo farlo il prima possibile».

Alti, bassi, crisi?

Mapi: «Il punto più alto, la nascita dei due figli: lì ti rendi conto di quanto l’amore sia qualcosa di concreto. Poi, in 34 anni, i momenti difficili ci sono, ma sono sempre stati passeggeri. Non possiamo pretendere che l’amore sia sempre uguale: cambia, e nei passaggi è difficile riuscire a rimanere in dialogo».

Claudio: «Per me, il segreto per stare tanto insieme è fare una serie di piccoli divorzi: il divorzio del sonno, il divorzio dell’hotel… Fare le cose in maniera separata allunga la vita di coppia. Noi dormiamo in camere diverse. Questo non vuol dire che, di notte, non ci s’incontra, ma uno può stendere le gambe, leggere quanto vuole. Abbiamo fatto anche il divorzio dell’auto».

Cioè viaggiate in auto separate?

Claudio: «Così lei ascolta la sua musica e io la mia. Lei fa le sue telefonate, io le mie. Con la fortuna di poterlo fare, si limitano i conflitti. Chiaro: ha un costo, due auto, due alberghi…».

Mapi: «Prendiamo camere comunicanti. È che io mi sveglio alle 5 e 30 del mattino e lui va a letto tardissimo. E comunque, la salvezza dell’amore è non vivere in simbiosi. Così, fuori, si trova energia da portare nella relazione. Bisogna amare l’altro per quello che fa e che è, non per come è quando è impegnato ad amare noi».

Claudio: «Abbiamo fatto anche il divorzio delle città. Io sto a Riccione, lei a Milano. Lei viene nel weekend, io vado a Milano in settimana».

Mapi: «Bisogna avere un proprio mondo, così, se finisce l’amore, non è la tragedia della vita, hai altro».

Lei però, per dedicarsi alla famiglia, lasciò il lavoro.

«Ero giovane, in cerca di una strada. Claudio mi chiese di sposarlo e disse la frase mitica: in questa famiglia, uno dei due deve esserci, non io. Si figuri: aspettavo quel momento da anni e dissi sì. Mi sono dedicata ai bambini, poi, quando sono cresciuti, mi sono accorta che avrei fatto danno ai miei figli se avessi riversato su di loro il mio desiderio di realizzazione e mi sono trovata qualcosa da fare».

La «storyteller dei sentimenti», così viene definita.

«Avevo sempre scritto e mi sono messa a scrivere di quello che credevo di conoscere meglio: le relazioni. A primavera, uscirà per Mondadori la storia ispirazionale di una donna superpower».

Lei è brava a parlare d’amore, mentre Claudio, al «Corriere», confessò che fa fatica a dire «ti amo».

Claudio: «Sono un orso. Una vocina mi sussurra: di’ che la ami. E il diavoletto: poi, se non la ami? Mi faccio tutti questi pensieri. Sono più per fare, non per dire».

Mapi ha pubblicato per Sperling & Kupfer «Ti amo anche oggi. Non per sempre, ma ogni giorno». Perché non per sempre?

«Perché oggi è difficile immaginare il “per sempre”: tutto si consuma, si butta, si cambia col nuovo modello aggiornato. Come facciamo, allora, a non buttare le persone che amiamo? Si fa con la pazienza e conservando il desiderio, che è possibile solo se si resta due persone distinte».

Due figli, uno, Jody, 28 anni, già famoso. Che genitori siete?

Claudio: «A giudicare dal risultato, è andata bene. Vedere quello che fanno e pensano ci rende orgogliosi. Abbiamo avuto fortuna e pensiamo di aver contribuito. Mapi di più. Ma vedo che mi vogliono bene».

Anche ai figli fatica a dire «ti amo»?

«Mi è capitato di abbracciarli solo in momenti epici. Leo alla prima esibizione da disk jockey. Gli ho detto: cacchio, sei il numero uno. Jody quando ha presentato la Power Hits all’Arena di Verona, davanti a 15 mila persone».

Mapi: «Jody ha postato l’abbraccio sui social. Ha scritto: lo aspettavo da quando ero bambino. Il bello è che, oggi, i giovani ci riconoscono come la mamma e il papà di Jody. Queste sono le cose di cui andare più fieri».

1 novembre 2022 (modifica il 1 novembre 2022 | 07:28)

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