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Calenda sì, Fratoianni boh: a sinistra già si scannano

Dopo l’intesa raggiunta ieri tra Pd, Azione e PiùEuropa, che correranno insieme alle politiche del 25 settembre, frena la trattativa di Letta con Sinistra Italiana ed i Verdi. Ciò che fa discutere non è solo la presenza di Carlo Calenda all’interno della coalizione, ma alcuni punti programmatici fondamentali. Tra tutti, il richiamo all’agenda del governo Draghi, indispensabile per lo stesso leader di Azione, il quale aveva già affermato di voler “chiudere a chiave Draghi a Palazzo Chigi”.

Le tensioni continuano a maturare nell’arco del centrosinistra. Se, fino a pochi giorni fa, i quotidiani mainstream spacciavano una presunta disarticolazione della destra, in mancanza di un nome per ricoprire la carica di premier (poi puntualmente raggiunto), ecco che i progressisti rimangono ancora al punto di partenza: mancano idee, alleati e, soprattutto, voti.

Se l’intero minestrone radical – che parte da Calenda, sfiora Di Maio ed il Pd, fino ad arrivare a Sinistra Italiana – dovesse correre sotto un’unica bandiera, ecco che il centrodestra manterrebbe un vantaggio tra gli otto ed i dieci punti percentuali.  È evidente come la partita sia tutta nelle mani di Salvini, Meloni e Berlusconi. L’unico ruolo giocabile dalla sinistra sarà quello di ostacolare il più possibile un divario netto, enorme, incommensurabile, salvo suicidi casalinghi del fronte opposto.

L’ammucchiata della sinistra

Proprio per questo, al di là dei bisticci dell’ultimo minuto, il compagno Fratoianni ed i Verdi sigleranno un accordo con Azione e Partito Democratico. E la ragione è molto semplice: i sondaggi elettorali parlano chiaro. Stando alle ultime percentuali, offerte da Swg, i due partiti superano di poco la soglia di sbarramento, attestandosi intorno al 3,5 per cento. Da soli, Calenda e PiùEuropa, invece, raccolgono quasi il doppio dei voti, raggiungendo picchi del 6,8 per cento.

Insomma, il rischio di non superare la soglia di sbarramento, oppure il pericolo di cadere nell’irrilevanza e senza un comodo seggio, rimane troppo alto. Per tutta la sinistra, l’obiettivo rimane sempre il medesimo: creare l’ammucchiata non per presentare una coalizione con obiettivi programmatici, ma solo per ridurre il più possibile quel distacco che la distanzia dal centrodestra. Nel frattempo, Matteo Renzi, con la sua Italia Viva rimasta sola, gira il coltello nella piaga: “Letta ha proposto il diritto di tribuna. Che significa? Un posto garantito come capolista del PD a tutti i leader dei partiti in coalizione. Così entrano in Parlamento”. E parte l’affondo: “Pare che al momento abbia accettato di prendere questo posto e correre con il simbolo del PD, Luigi Di Maio. Amici miei, ma la dignità dov’è?”.

Esatto, Renzi corre da solo; Calenda e PiùEuropa insieme a Di Maio e Pd, con il dilemma Fratoianni; Giuseppe Conte parla ironicamente di “grande ammucchiata”. Preparate Coca-Cola e pop corn, perché questa sinistra ci farà molto divertire.

Matteo Milanesi, 3 agosto 2022

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