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Blog | Anch'io sarò alla manifestazione per la pace. Basta gettare benzina sul fuoco della guerra – Il Fatto Quotidiano

Il governo del presidente Meloni è partito male prima ancora di mettersi in moto. Ma riesce a peggiorare anche le peggiori aspettative. È il governo che vuole la flat tax e il blocco navale. Lo sappiamo da anni. Poi è arrivata la proposta di Garparri sull’aborto, quella che la docente di diritto, Marilisa D’Amico, ha commentato dicendo che “i regimi fascisti appena prendono il potere intervengono contro l’interruzione di gravidanza”.

Al Ministero degli Interni pensavamo che tornasse Salvini, Rambo 2 – la vendetta, e invece c’è andato quello che gli scriveva i decreti. Infatti ha subito bloccato le ong e adesso ci sono quasi mille naufraghi che non possono entrare in porto. E chissà quanti altri che affogano perché tre navi non li possono andare a salvare.

Sorvolo sull’estensione dell’uso del contante a 10 mila euro. Girare coi rotoli di soldi in tasca fa piacere a certi amici degli amici.

Ma c’è un macabro elemento di continuità che pochissimi avrebbero avuto il coraggio di interrompere: continuare a gettare benzina sul fuoco della guerra. E soprattutto alimentare il giro delle armi. Lo faceva un politico di razza come Guerini, figuriamoci uno come Crosetto che si occupa di armi per lavoro!

La guerra, sosteneva Machiavelli, “è un impiego col quale il soldato, se vuole ricavare qualche profitto, è obbligato ad essere falso, avido e crudele”. Infatti parliamo tanto del bisogno che le navi ucraine portino il grano ai paesi che stanno morendo di fame e invece si dirigono soprattutto verso i porti occidentali lasciando a pancia vuota i più poveri del mondo, mentre la Turchia quintuplica i dazi per farle passare da Bosforo e Dardanelli (fonte M. Mussetti, Limes).

La Germania è legata da anni al gas russo. Legame che piace poco ai Polacchi, avanguardia Nato verso est, tanto che lo chiamano “patto Ribbentrop-Molotov”. E mentre la Polonia spende per le armi più di quanto viene richiesto dalla Nato, la Germania comincerà a riarmarsi mettendo a disposizione più di cento miliardi. Anche in Italia aumentano le spese per gli armamenti, così stiamo un passo indietro in questa guerra, ma ci prepariamo per la prossima. Magari in Libia dove ritroveremo russi e turchi.

La maggior parte delle armi e degli addestratori sono americani, ma insieme alle bombe raddoppia anche la quantità di gnl che gli Usa vendono all’Europa. Secondo l’EWI, Istituto dell’università di Colonia, nei prossimi anni il gas americano arriverà a coprire il 90% del buco creato dall’assenza di quello russo. E c’è da aggiungere che già lo stiamo pagando un prezzo altissimo.

Anche la nostra Eni è tra i grandi che si muovono. Sul sito ufficiale è scritto che a “marzo e ad agosto 2022, l’Amministratore Delegato di Eni, Claudio Descalzi, ha incontrato il Presidente della Repubblica Araba d’Egitto, Abdel Fattah al-Sisi, per discutere delle attività di Eni nel Paese e delle aree di comune interesse e collaborazione”. Chissà se Descalzi e il “dittatore preferito di Trump” hanno parlato dell’uccisione di Giulio Regeni. In fondo stiamo partecipando alla guerra in Ucraina proprio perché ci teniamo tanto alla libertà e alla giustizia, o no? “Attualmente, Eni produce circa il 60% del gas del Paese” dice il documento. Forse è sembrato un buon motivo per non parlare di diritti umani.

Eni è stata scelta da QatarEnergy come nuovo partner internazionale, dopo la francese TotalEnergies, per l’espansione del progetto North Field East (Nfe) e lo sviluppo del più grande giacimento di gas naturale al mondo. Anche da quelle parti hanno qualche problema coi diritti umani. Secondo The Guardian e Amnesty sono migliaia i lavoratori morti “mentre costruivano le infrastrutture della Coppa del Mondo sotto l’effetto di condizioni di lavoro spaventose. Una cifra sottovalutata secondo il quotidiano britannico che non ha potuto raccogliere dati da diversi altri paesi che riforniscono decine di migliaia di detenuti, come le Filippine o il Kenya”. Lo racconta Rachida El Azzouzi in un tremendo reportage.

Questi sono frammenti di una storia sporca. Ma sono solo frammenti. Se ne potrebbero aggiungere migliaia.

Raccontare la guerra come se fosse una lite tra bulli iniziata il 24 febbraio non è solo infantile, ma è soprattutto una pericolosa menzogna che nasconde grandi interessi politici e economici. Ecco perché domani anche io sarò in piazza per chiedere al mio paese una politica di disarmo, per costringere seriamente Russia e Ucraina a cessare il fuoco e per interrompere il flusso di armi verso Kiev.

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