Non è passata nemmeno una settimana dalla conferenza stampa in cui Carlo Calenda annunciava il passaggio nelle sue fila delle due ministre del governo Draghi in (presunta) quota Forza Italia, ed ecco che ben più sostanzioso risultato il leader di Azione porta ora a casa: una alleanza elettorale con quel Pd da cui aveva preso le distanza, dicendone peste e corna, e che ora gli offre addirittura un trenta per cento di candidature nell’uninominale.

Di fronte a tanta ciccia, tutte le remore sono di colpo sparite. Così come sono spariti quei progetti di “grande centro”, che tanto erano piaciuti ai media compiacenti e a cui in verità avevano creduto in pochissimi fra i più accorti. Vi avevano invece creduto solo le due ministre che di ciccia, oltre al loro sorriso, allo scaltro politico dei Parioli avevano portato in dote ben poco. E che in effetti erano state usate come una sorta di trofei di caccia, non mi si accusi di sessismo, per mandare il messaggio che Silvio Berlusconi, che le aveva fatte un tempo uscire dall’anonimato, era davvero brutto e cattivo. Soprattutto ora che era alleato di Giorgia Meloni e Matteo Salvini.

Le poverine, credendo davvero di star costruendo un agglomerato di forse avverte alle estreme, in men che non si dica si sono ritrovate alleate di quel Pd che avevano osteggiato, sulle orme del loro capo, per una vita. E si sono candidate, forse senza nemmeno accorgersene, a fare la fine che fu dei Fini e dei tanti altri che avevano lasciato il terreno sicuro in cui erano venuti alla politica per sponde opposte e solo illusoriamente interessate a loro. Mara Carfagna e Maria Stella Gelmini non erano infatti due esponenti qualsiasi del partito di Berlusconi, ma due nomi storici che avevano avuto, al li dà forse dei loro meriti, cariche, onori e prebende dal partito. E anche in sede di candidature, se non altro per il loro cursus honorum, anche questa volta avrebbero sicuramente avuto riconosciuta la loro fedeltà.

Erano state già ministre in passato e, se anche quest’anno volta erano state scelte da Draghi e non direttamente dal Cavaliere, lo erano state in virtù del ruolo che grazie a quest’ultimo avevano conquistato in Forza Italia. Con Calenda, che ormai già guarda verso altre sponde, e il cui fenomeno politico rischia di essere come tanti altri del passato aleatorio, è da presumere che non avranno più questa fortuna. E che rimpiangeranno la loro scelta dettata dall’umore e in buona dose, credo, anche da una sopravvalutazione delle loro autonome capacità politiche.

Corrado Ocone, 4 agosto 2022

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